Lei

Lei

Lei, fra testa e cuore

Ragione e sentimento

Silenziosamente

In punta di piedi

Attraversava il baratro

Sul filo teso

Fra il passato e il futuro

Della sua vita

Della sua strada

A volte in cima alla scala

Altre a mezza via

molte giù nel fondo

Aggrappandosi come poteva

Testarda e bastarda

Per salire e risalire

Su quel filo tanto sottile

Lei con la sua cerca

Sperata e ormai disperata

Chi cerca trova

Lo dice pure Sant’Antonio

Ma lei cosa cercava?

Oh, veramente poco

Lei non voleva altro

Che essere amata

Un pizzico di più

Dell’amore più grande

Immenso e infinito

Quello scritto e descritto

Nei film nei romanzi o nelle canzoni

Paola Tassinari alias Teoderica

Lascia che sia

Lascia che sia

Può capitare che un’anima

Votata al sapere e al conoscere

Alla delicatezza e all’amore

Più legata all’alto che al basso

Possa nascere in un paese sperduto

Campagnolo e contadino

Legato al solido e al materiale

Al duro lavoro della terra

Al sudore e al pudore

Senza pensieri astrusi e sfusi

L’anima così beve e si disseta

Come gli alberi e gli animali

Con la linfa dell’intuito e dell’istinto

Ma starà con gli occhi fissi a pala

Come una quaglia o una civetta

Dove mai è capitata?

Qui nessuno, manco il prete

Le saprà rispondere

Perché se esiste l’infinito

può coesistere il nulla

Succederà poi che l’anima

Andrà a scuola e si innamorerà dei libri

Tanti ne leggerò

Tutti li leggerò

Farò come il mulo disse

Così saprò e imparerò

Vivendo le mille e più vite

Degli scrittori e dei millantatori

Non badò al bifolco e ai suoi detti

(Non studiare troppo

che poi otterrai l’opposto

chi più sa può essere solo infelice)

L’anima rispondeva

(zitto bifolco cosa vuoi mai sapere tu

che pronunci Nietzsche mentre si legge nice

e non sai che equivale a carino in inglese

non ti intendi di Prezzolini e Pratolini

né sai che il Che e molti altri

hanno lottato per liberare l’operaio

tu non sei manco un proletario

sei un inclassificabile un paria

scarpe grosse e cervello di amaro sale fino)

Ma come ogni favola

Solo alla fine si scopre l’imbroglio

Era il bifolco il Siddharta

Non l’anima e i suoi stupidi libri

Che forse era meglio buttare o bruciare

Proprio per primi

Quelli che più aveva amato

L’Oriente e Giulietta

Il mantra e il tantra

Una stupida filosofia

Del lascia che sia

Di chi ha viaggiato

Studiato e provato

Ma non sa più ascoltare

Il vento e il sussurro

Dell’umanità che fu

Che ancora si ode

Lontano lontano

In lingue ormai scordate

Cazzimma è la natura

duende di sangue e polvere

Di amore oltre la morte

Lontano lontano

Dal lascia che sia

Paola Tassinari alias Teoderica

 

Gemello d’amore

Gemello d’amore

Forse il destino te lo scegli

Col vaglio attento o intuitivo

Fra le opportunità che ti accadono

Per la legge dei numeri

Più ne hai e più sbaglierai

I vecchi antichi e saggi

Dicevano che la prima scelta

Era quella giusta e opportuna

Che più si cercava

Più si errava e si peccava

Difficile credere questo oggi

Che si dà per scontato

E di poco conto ciò che si ha

E van di moda e son pregiate

Avventure e venture e nuovi amori

E gli anziani non sono più ascoltati

stanno a far la muffa

In case e casettine e casini

Pensare che i vegli sono svegli

E hanno ben capito

La favola di Amore e Psiche

delle pene e del pene

Del pane e del panico

Ma come il grillo pinocchiesco

Son dimenticati

e quasi ammazzati

Così oggi non basta più

La freccia o il colpo di fulmine

e la scelta d’amore per sempre

si butta nel pozzo

Per nuove emozioni

per vivere ribelli e liberi

le strane spericolate storie

dei libri senza usare la libra

Così come Psiche o Siddharta

Si affrontano mille perigli

superarli non è sì facile

e se si trova a caso o a naso

la strada del ritorno

Non è detto e sicuro

Che qualcuno sia ancora là ad aspettare

Ma se chissà forse sarà

Allora avrai fatto bingo

Avrai il tuo gemello d’amore

 

Paola Tassinari alias Teoderica

 

Chiedeva

Chiedeva

Piccanti agri acri e dolci

pungenti piangenti e piacenti

Erano i suoi ricordi

Aglio cipolla e scalogno

Intrecciati con un filo sottile e tenace

In reste o trecce fitte e fisse

Aglio scaramantico

Cipolla piangente

Scalogno che più che scalogna

Era un sogno di miele e di fiele

Folle boccale ebbro di sensi

Ora con un pensiero d’amore

Srotolava le reste o le trecce fitte e fisse

E pensava che ciò che più le mancava

Era quel vaso di rose o di viole

Al centro del tavolo desco

Né amori né gioie e gioielli

Ma solo quel mazzo di fiori freschi

Al centro del tavolo desco

Chiedeva indietro dal tempo

Paola Tassinari alias Teoderica